Don’t cry for me Argentina!

Comincio con un po’ di frasi fatte: “l’importante è vincere” e “chi vince ha sempre ragione”. Questo in sintesi il mio commento dopo Argentina-Italia di sabato scorso. La partita è stata orribile frastagliata come non mai (31 calci di punizione e una quarantina di mischie), ad un certo punto volevo anche cambiare canale, però ho resistito fino alla meta finale di Canavosio e alla successiva trasformazione di “polemics” Marcato.
Per quello che rigurada il fronte italiano abbiamo palesato poche ideee e confuse, questo credo sia da imputare in gran parte all’inserimento di un giocatore all’apertura che non è un apertura di ruolo (e si è visto) ma anche a causa del fatto che molti giocatori erano logori da una lunga stagione; la cosa che balza all’occhio è che, a differenza di altre nazioni, non abbiamo dei ricambi di 20-21 anni adeguati; manca soprattutto l’iniziativa del singolo che accende la partita; nel match col sudafrica in particolare, ci siamo sempre affidati al piede, certo è anche vero che non ci si può aspettare che Marcato piazzi un contrattacco dopo una presa al volo (veramente stucchevoli le sue polemiche contro i segnalinee dopo ogni suo calcio verso la rimessa laterale nel match con l’Argentina).
Qualcuno dice che arriverà Fraser per la maglia numero 10, certo è che siamo ancora ben lontani dall’aver trovato il sostituto di Diego Dominguez e nel rugby moderno il ruolo dell’apertura è troppo fondamentale per inventare scelte azzardate, lo hanno dimostrato anche i Pumas sabato, esce Hernandez e la partita cambia, ma lo dimostrano anche gli All Blacks quando Carter gioca male. Staremo a vedere.

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