Il minirugby e il diritto di divertirsi

minirugby

Per risolvere i problemi del rugby italiano bisogna partire dalla base, dal minirugby

Sono sempre stato convinto, e l’ho più volte scritto in questo blog, che il primo problema del rugby italiano è culturale: ci manca la cultura sportiva, ci manca un’adeguata e competente infrastruttura che si occupi della formazione. Il primo anello debole di tutta questa catena, non sono i problemi delle accademie, delle franchigie o del campionato d’eccellenza, ma è il rugby educativo, la base del nostro movimento.

Mio figlio gioca a rugby, ha 6 anni e mezzo ed è in under 8. Qualche settimana fa ha giocato un torneo, la sua squadra non ha vinto una partita. Credete che i bambini siano rimasti delusi o mortificati. Nient’affatto, anzi, quando hanno consegnato la maglietta commemorativa il mio bambino era felice come una pasqua, l’ha tenuta su due giorni, ci è andato perfino a letto. E i suoi compagni idem.
I bambini giocano per questo: per delle piccole gioie che sono anni luce dai concetti di vittoria, competizione, segnare.

Siamo sicuri che OGNI educatore che professa l’aderenza al principio del mero divertimento sia allineato o abbia compreso quanto scritto sopra?
Beh la risposta è: assolutamente no; ve lo dico io che li osservo da ex giocatore, da genitore, da spettatore e talvolta da educatore. Ho visto gente gridare come dei matti, talvolta offendere i bambini, sostituire bambini che sbagliano, tenere seduti bambini per lunghissimo tempo in partite che durano si è no 7-8 minuti. Ho sentito frasi del tipo “bisogna vincere queste perchè se no non andiamo avanti….”, “la società si aspetta risultati….”. A volte resto allibito. Certo non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ci sono tanti ottimi educatori là fuori ma ce ne sono altrettanti che sono come ve li ho descritti sopra.
Vogliamo aiutare queste ultime persone a restare più aderenti ai principi del minirugby, ad evitare egoismi, crescite a dismisura di ego e ambizioni personali che bacano i momenti di aggregazione quali sono concentramenti e tornei?
Bene: eliminiamo ogni forma di classifica dai tornei del minirugby, lasciamo che siano solo occasioni per conoscere altri bambini/e, facciamo disputare a questi ragazzini quante più partite possibili, loro si divertono facendo quello; inculchiamo nella mentalità degli educatori il dovere di ruotare i bambini ogni volta che il gioco si ferma e il dovere di far giocare ogni singolo bambino, grande, piccolo, magro o grasso che sia.

Una casa solida la si costruisce dalle fondamenta, per avere una pianta in salute bisogna prima occuparsi del seme; non bisogna dare per scontato niente e le prime cose su cui concentrarsi sono quelle che non si vedono.

 

4 thoughts on “Il minirugby e il diritto di divertirsi”

  1. lo riscrivo meglio….. senza errori!!! avevo scritto camminando ….e non so come si possa cancellare il precedent e commento.
    :-))

    Credo da sportiva che sia innata in ognuno di noi la voglia di provare a vincere ogni volta che scendi in campo. Ogni volta che un bimbo gioca, anche un gioco in scatola o ad alza bandiera. Anche quando a scuola dici la poesia e ti sembra di raccontarla in modo spettacolare.

    Percui non condivido solo una cosa di questo articolo …. togliere i punteggi e le classifiche. Per il resto condivido tutto. I bambini devono poter giocare sempre le loro partite, indipendentemente dalle loro capacità. Nessuno deve mai rimanere escluso. Ma perdere si può e si deve. E’ da bambino che devi abituarti a perdere o da grande non sarai capace di affrontare le vere difficoltà.

    Mi sono infastidita e non poco quando ho saputo che quest’anno i bambini non avrebbero partecipato al Topolino perché “con una partita di 4 minuti rischi di arrivare 80esimo”.
    Vergognosa tale motivazione. Di sportivo non ha nulla…..
    Si entra in campo per dare il massimo, si entra in gara per dare il massimo di se stessi e tutti giocano con le stesse regole. Non importa se arrivi 80 esimo o primo. Non rifiuti di scendere in campo perché temi di arrivare ottantesimo.
    Giochi per vincere…. per dare il massimo. Se hai dato il massimo e arrivi 80 esimo sei felice, sai che devi fare ancora molto ma sei felice. Se non hai dato il massimo sai che devi lavorare di più la prossima volta. Ma la vita è così e si deve imparare da piccoli a non arrendersi mai……questo deve insegnare lo sport a non arrendersi mai .

    Le battaglie della vita sono più dure di quelle che si affrontano in un campo da gioco .

    Per questo in nessuna partita si deve escludere la partecipazione dei bambini. No alle convocazioni. Tutti pagano le stesse quote, tutti sono a disposizione per la domenica. Tutti hanno preso un impegno all’iscrizione alla società. Anche la società deve prendersi l’impegno di far giocare tutti e sempre. Non puoi …allora accetta meno iscritti.

    Tutti hanno pagato
    Puoi fare la squadra forte e la squadra debole, per far crescere come hanno diritto i forti e migliorarsi.
    Puoi fare dei tornei in cui fai giocare i forti e i meno forti insieme così fai crescere e sproni chi per ora non ha ancora alcune abilità.
    Ma non lasci a casa nessuno quando ci sono le partite .

    c

    1. Totalmente d’accordo. Quella di levare le classifiche, più che una proposta, è una provocazione ed è rivolta agli adulti, non certo ai bambini.

  2. Ricordo di aver letto che i bambini hanno il diritto di divertirsi….ma anche quello di non diventare dei campioni. Il rugby deve dare loro la possibilità di divertirsi, di socializzare ma, soprattutto, di apprendere uno “stile” di vita.
    Io la metterei così.

    1. Sicuro, l’associazione bambino-campione esiste solo nella testa di qualche genitore che non ha capito lo spirito dello sport a quell’età

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