K2 Il nodo infinito – Kurt Diemberger


E’ difficile capire quanto indissolubilmente possano legarsi uomo e montagna, Kurt in questo racconto tenta di spiegare come la montagna non sia vissuta come oggetto da conquistare bensì come un’entità popolata da spiriti e demoni cantati dalle tradizioni locali, un’entità da rispettare e da amare e di cui, salendo, si arriva a far parte.
Il libro è quindi un altro pezzetto di un grande mosaico che delinea trent’anni di rapporto con la montagna, un rapporto a volte esaltante e a volte drammatico o tragico addirittura.
L’appuntamento è per l’estate del 1986, grandi alpinisti si ritrovano al campo base. L’appuntamento però assume ben presto i connotati del tragico: le speranze, qualche successo, le prime tragedie, sembrano assimilare il K2 ad una roulette russa.
La salita da parte di coloro che non vogliono perdere l’occasione di una vita, i problemi di tante cordate presenti in quota non impediscono di conquistare il sogno della vetta. Il ritorno però è un incubo, imprigionati nella bufera a 8000 metri senza viveri nè acqua nè gas, fanno si che soppravvivano in tre, tra cui Kurt. I superstiti iniziano un allucinante discesa nella tormenta, se ne salveranno solo due.
Il libro è fantastico, ricco di pathos ma anche di humour, insegna cos’è il rispetto per la montagna, per i compagni e per chi vive in montagna, ma insegna soprattutto cosa vuol dire sentirsi parte della montagna attraverso un legame magico, un nodo infinito, che qualche volta porta con se anche grandi tragedie.

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