Sabato è stato un altro gran giorno per il rugby: a Udine arrivano gli Springbocks ancora senza vittorie in virtù anche del secondo inaspettato ko con una formazione di Guinnes Premiership, i Saracens che vincono grazie, ironia della sorte, ad un drop di Hougart ex Blue Bulls.
Veniamo alla partita: dopo 3 minuti dobbiamo già giocare in 14 per la sciocchezza di Favaro che impatta di spalla e per di più in ritardo Du Preetz. Al quinto i nostri avversari sono già in meta: Gower va leggero su Kancosky che ci dimostra le sue abilità negli spazi e serve su un piatto d’argento l’assist che Habana può solo convertire in 5 punti.
Nel gioco tattico i nostri avversari ci surclassano e noi ci mettiamo anche del nostro al tredicesimo quando, su un calcio sbagliato dai 22, innestiamo un contrattacco Springbocks che culmina con la meta di Jaque Fourier.
Notte fonda per noi che se non altro riprendiamo a giocare in 15.
Dopo 20 minuti cerchiamo di trovar certezze attorno alla mischia ordinata e da una di queste al venticinquesimo arriviamo a due metri dalla meta ma Zanni è senza sostegno. Finalmente giochiamo un po’ e ci costruiamo azioni da punti ma oggi si rivelerà una giornata nerissima per i nostri calciatori.
Al trentaduesimo Gower apre il mar Rosso e Garcia lo attraversa per la meta del 12 a 7 poi però continuiamo a sbagliare dalla piazzola quei calci che ci avrebbero dato senza dubbio morale.
Nel secondo tempo la nostra fiamma si spegne progressivamente e riusciamo a collezionare solo tre punti in 40 minuti mentre i sudafricani segnano due mete con Du Preetz e Olivier oltre ai piazzati di Steyn per il 32 a 10 finale.
Non ce n’è, gli Springbocks, seppur senza brillare, ci sono decisamente superiori sia dal punto di vista tattico sia dal punto di vista del dinamismo. Noi qualcosina nel primo tempo ma poi palesiamo le nostre difficoltà di gioco dove non siamo all’altezza; ora attenzione a Samoa perchè soprattutto davanti abbiamo speso tanto ma soprattutto perchè dovremo giocare senza Sergio Parisse fuori almeno 4 mesi dopo essersi rotto il crociato anteriore in allenamento.
A Saint-Denis è andata di scena Francia-Samoa. Francesi subito avanti dopo 3 minuti con Szarzesky che coglie nel sonno le guardie samoane ai lati di un raggruppamento e schiaccia in mezzo ai pali. Francia one team show e al nono Clerc è di nuovo in meta.
Al quindicesimo Trin-duc inventa un calcetto a scavalcare per Jauzion e le mete diventano tre.
Samoa ci prova con un po’ più di convinzione e ottiene anche tre calci piazzabili ma riesce incredibilmente a sbagliarli; la Francia invece continua ad attaccare da ogni parte del campo e al trentesimo segna la meta numero quattro. Ancora e solo Francia e le mete diventano cinque prima che finisca il tempo. 33 a 0 il risultato a dir poco ecclatante dei primi 40 minuti.
Nei primi venti minuti del secondo tempo succede poco a parte il palo di Parra, poi al minuto 61 altra meta, la sesta di giornata, con Trin-duc che è lo scorer anche della settima cinque minuti più tardi.
Dopo 73 minuti Samoa cancella lo 0 dal proprio tabellino con la meta del 43 a 5 che sarà anche il punteggio finale.
La Francia regge bene l’impatto fisico e attacca e difende ottimamente, gli All Blacks sono avvertiti. Samoa fa quello che può al cospetto di un avversario decisamaente più forte.
Il match clou del sabato è stato sicuramente Inghilterra-All Blacks. L’inizio di partita è equilibrato in cui si segnalano soprattutto le ottime difese che contrastano il possesso e il clamoroso errore di Carter dalla piazzola al sesto minuto.
Dal decimo inglesi con un po’ più di voglia e avanti nel punteggio grazie al piede di Wilkinson. Sussulto All Blacks al minuto sedici con Carter che ispira l’accelerata di Muliaina che però viene portato fuori a centimetri dalla meta. Al ventiduesimo assurdo pugno di Payne in una ruck a metà campo e Carter impatta sul 3 a 3; le sciocchezze non si fermano e stavolta è il turno di Cowan, Wilkinson riporta i suoi avanti. Alla mezzora Carter ristabilisce la parità. 6 a 6 è il risultato del primo tempo anche grazie ad un altro clamoroso errore dell’apertura neozelandese.
Al minuto 47 Carter non può sbagliare il piazzato che porta per la prima volta avanti i tutti neri.
Tanti errori da una parte e dall’altra fino alla fiammata verticale neozelandese impreziosita dal solito, superbo sostegno interno di McCaw che serve l’assist per la meta di Cowan.
Gli Inglesi mollano un po’ soprattutto nella difesa al largo e gli All Blacks ne approfittano anche se incrementano il punteggio solo grazie al piede di Carter. Al minuto 73 inglesi pericolosi con la corsa profonda di Croft ma i neozelandesi riescono a chiudere e ad evitare la meta. 19 a 6 è il punteggio finale.
Partita abbastanza deludente dal punto di vista dello spettacolo, gli Inglesi provano a ritrovarsi attorno ai vecchi sistemi e partono senza il doppio playmaker ma sono davvero troppo poco incisivi anche al cospetto di All Blacks non trascendentali; i Neozelandesi sistemano la mischia chiusa con Woodcock e Franks e hanno decisamente più idee dei loro avversari ma sono lontani i tempi in cui a questa Inghilterra avrebbero dato 40 punti. Forse si son risparmiati per la Francia anche se ho i miei seri dubbi.
Dulcis in fundo l’incontro più emozionate è stato quello andato di scena a Murrayfield tra Scozia e Australia. Al quinto apre lo score l’Australia con 3 punti di Giteau ma è la Scozia ad impressionare per bel gioco e aggressività. Al ventesimo Giteau inventa ma Moore si fa incredibilmente imbragare alto in area di meta. La Scozia continua a difendere bene e ordinato e trova soddisfazioni anche in touche, da una di queste e dalla successiva rolling-maul Godman ottiene la piazzola per impattare sul 3 a 3 al minuto 26.
Vero è che quando gli Aussie riescono a giocare in velocità si vedono lampi di bel talento. L’ultima possibilità della prima frazione passa per il piede di Giteau che grazia la Scozia per cui è 3 a 3 il finale di tempo.
Palu è il ball-carrier principe degli Australiani, la Scozia barcolla ma non cede e al minuto 57 va addirittura avanti nel punteggio sempre grazie al piede di Godman. Entra anche Patterson ed è lui a cacciare il drop del 9 a 3 al minuto 75. Sembra fatta ma il finale è da brividi: la Scozia resiste praticamente arroccata sulla propria linea di meta fino a quando Cross non segna la meta del 9 a 8 all’ottantesimo; ora sembra fatta per gli Australiani perchè la trasformazione non è difficile, ma Giteau la sbaglia ed è tripudio scozzese.
Mamma che Scozia, cambiano allenatore e scelgono Andy Robinson che, da buon inglese, sistema le fasi statiche e il gioco di mischia e poi Murrayfield ispira la difesa arcigna dei braveheart del cardo ed è la prima volta dopo 27 anni che la Scozia vince con l’Australia.
Aussie: mi son sembrati un po’ increduli di fronte alla difesa scozzese che ha tarpato ogni loro attacco portato soprattutto da Palu e dal duo Cooper-Giteau. Doveva essere per loro il grand slam tour però per loro un’unica vittoria in tre partite e il bello deve ancora venire perchè sabato al Millennium li aspetta il Galles con il morale a mille per aver annichilito 33 a 16 l’Argentina.