Rugby break – XVII puntata

Intenso week end rugbystico quello passato, tante partite chiuse nel risultato a testimonianza dell’equilibrio; parto dal venerdì e da Galles-Samoa che mi son visto in diretta.
Pronti via ed è subito giallo per gli isolani, placcaggio di sola spalla ed è 3 a 0 per i gallesi, buon per Samoa che dopo solo un minuto riescono a pareggiare. Al settimo incantevole calcio-passaggio di Biggar (prima volta titolare al Millennium) e Halfpenny plana in meta.
Il Galles alterna bene il gioco al piede alle sventagliate, per altro ottime, al largo; Samoa dal canto suo commette tanti errori ed è sotto 11 a 3 alla mezzora.
Poi i gallesi a poco a poco si spengono e Samoa si risveglia riuscendo a segnare il piazzato del 11 a 6 con la quale termina il primo tempo.
E’ il Galles ad aprire lo score del secondo tempo con un gran calcio da metà campo di Halfpenny, ma sono i samoani i più attivi, anche dal punto di vista delle irregolarità, tant’è che Tuilagi si becca il secondo giallo che al contempo costa anche altri 3 punti ai suoi.
Scossa di samoa al 61°, con Mapusua che approfitta dell’inesperienza di Biggar per intercettarlo e volare in mezzo ai pali. Seguono fasi di gioco a sprazzi per il Galles mentre Samoa convince di più pressando e difendendo bene.
Williams sbaglia un facile calcio ma i suoi insistono e arrivano fino a 5 metri dalla segnatura pesante, solita difesa orgogliosa dei dragoni che si salvano non senza affanno.
Finisce 17 a 13 ma Samoa può solo piangere l’occasione perduta. Galles buono solo all’inizio poi si adagia, ma tanti giovani ventenni in campo e con un ottimo Hook a 15

Nella stessa giornata il big match andava di scena a Tolosa dove arrivano gli Springbocks desiderosi di rivincita dopo il k.o. di Leicester.
La Francia però, come da tradizione, affronta gli avversari senza remore dall’inizio, preludio questo di una gran giornata ed al quinto minuto è già sopra per 3 a 0.
Sudafricani un po’ in confusione soprattutto perché i blues reggono bene l’impatto fisico; nonostante questo riescono a pareggiare al minuto 18 con Steyn e sempre Steyn corona un bel momento dei suoi con un drop al 24°.
Al 29° brutto errore al lancio di una touche francese e John Smit non può far altro che incornare Dupuy e segnare la meta trasformata da uno Steyn che non sbaglia veramente mai.
Tutto il carattere dei galletti viene fuori appena un minuto dopo e segnatura pesante di Clerc dopo ottime mani e un’ottima penetrazione sull’asse Barcella-Nallet.
La meta risveglia la Francia che gioca e ben impegna la buona difesa Springbocks.
Lo sciocco fallo di Steyn costa a lui il giallo e 3 punti ai suoi: 13 a 11 il finale di primo tempo per i Sudafricani.
Mas ammazza Tawaira e al 48°, dopo un errore, Dupuy si riscatta e rimanda, per la prima volta dall’inizio, avanti la Francia.
Sempre bene i blues che recuperano e attaccano bene soprattutto dal lato chiuso, mentre il Sud Africa si ritrova solo attorno alla rolling-maul. Si entra con questo leit-motiv nell’ultimo quarto con i transalpini che stringono i denti e costringono agli errori i verdi e Dupuy non perdona: 17-13.
A 12 dalla fine altro giallo, per Kankosky questa volta (buone gambe per lui ma tanti palloni persi) ma Parra, subentrato a Dupuy, li grazia.
Il timbro di Chabal inaugura le stilettate finali francesi fino all’ultima arata della mischia di casa e Parra stavolta non può sbagliare il piazzato del 20 a 13 finale.
Grande Francia senza paura ma poco Sudafrica probabilmente logorato da una stagione infinita passata attraverso il tour dei Lions, il Tri Nations e la Currie Cup.

Il sabato è il D-Day: San Siro si riempie per la prima volta per il rugby ed è un’emozione unica farvi parte, a partire dagli inni, passando per l’haka, per il fischio d’inizio, quello di fine e finendo, con un crescente rossiniano, nel terzo tempo dei meravigliosi personaggi del rugby Portogruaro.
L’Italia parte bene ed è 3 a 0 e mette subito in chiaro che per Tialata, Flynn e Crockett sarà una giornata da incubo; per di più difendiamo bene con le terze linee e coi trequarti ben orchestrati da Craig Gower che non lesina certo placcaggi. Purtroppo come al solito siamo un po’ troppo indisciplinati e ciò ci costa spesso e volentieri in termini di punti per gli avversari.
Gli All Blacks son l’ombra di loro stessi: giocano male, proteggono male le ruck, e in mischia soffrono da morire; nonostante tutto questo riescono comunque ad arrotondare il punteggio del primo tempo con la meta di Flynn del 14 a 3.
Nel secondo tempo la musica cambia poco: noi gioco tattico e tanta ottima difesa, loro opachi con poche idee e confuse: risultato solo due miseri calci per i tuttineri.
Degni di nota invece la percussione di Canale che se fosse riuscito ad abbassarsi Ellis lo avrebbe incornato per bene e avrebbe così festeggiato degnamente il suo 50esimo cap e poi la solita gemma di Parisse che, dopo una partita di sostanza, si inventa uno stupendo calcetto a seguire per se stesso che inaugura i 10 minuti finali di fuoco azzurro.
Tanti calci contro gli All Blacks, anche un giallo per Tialata e, a mio avviso, ci sarebbe stato anche qualcosa in più però il punteggio non si schioda dal 20 a 6 finale.
Tanto rammarico per noi comunque, perché abbiamo perso l’occasione di approfittare del gigante che per una volta aveva i piedi d’argilla; All Blacks si aggrappano con le unghie all’orlo del baratro ed è l’unica cosa positiva del loro sabato da dimenticare.

Sabato è stato anche il giorno di Inghilterra-Argentina; purtroppo salta lo scontro Wilkinson-Hernandez per l’assenza di quest’ultimo.
E’ Moody il giocatore più in vista dell’inizio partita e da un suo intercetto nasce la piattaforma per un gran drop di Wilko. Tanta Argentina comunque che gioca a viso aperto e ottiene una buona posizione di campo per il calcio di Rodriguez che poco dopo però manca quello del 6 a 3; al 20esimo inglesi di nuovo avanti nel punteggio sempre col piede di Wilkinson.
La partita è piacevole ma costellata da un’infinità di handling errors inglesi uno dei quali costa loro il meritato pareggio argentino; altri due piazzati, uno per parte, determinano il 9 a 9 di fine primo tempo.
Come già fatto con l’Australia, gli inglesi iniziano il secondo tempo variando il gioco e muovendo molto di più la palla però si scontrano contro la solida difesa pumas. Resta comunque come denominatore comune di ambedue i tempi la grande e insolita, per questi livelli, quantità di errori inglesi.
La monotonia del punteggio è scalfita da una bella azione nata sull’asse Haskell-Bortwick e ben variata dalla sventagliata di Gerarty che trova in Moody un gran assistman per la meta di Banham. Ed è sempre Haskell a metterci due grandi pezze su altrettante sfuriate argentine.
Inglesi che si salvano anche sull’ultimo disperato tentativo pumas per cui il finale resta 16 a 9.
Peccato per i pumas che giocano alla pari e forse anche qualcosa in più degli inglesi grazie e soprattutto ad una cosa che l’Italrugby dobrebbe riuscire a carpire: la capacità di variare il gioco. Inglesi invece un po’ sterili forse un po’ limitati dalla scelta di giocare col doppio playmaker che non sembra essere troppo ben digerita.

Dulcis in fundo domenica è arrivata Irlanda-Australia al CrokePark; non c’è neanche il tempo di accomodarsi che, grazie ad un’ottima difesa, Mitchell recupera un pallone e sigla la meta australiana in mezzo ai pali.
L’Irlanda non è certo squadra che si perde d’animo facilmente e O’Gara accorcia con un piazzato già al 4°. L’Australia gioca come sa fare con ottimi interni-esterni sull’asse e ruck veloci.
Anche l’Irlanda ci prova ma è più propensa ad isolarsi e di conseguenza perdere il possesso; si ritrova invece nel gioco in penetrazione che costringe al fallo gli Aussie, altro calcio e al 22° è 7 a 6. Tre minuti dopo l’Australia risponde col piazzato di Giteau e gioca meglio sia dal punto di vista tattico sia con la palla in mano.
Giallo al limite per Palu ma che non cambia le sorti del primo tempo: 10 a 6 per gli ospiti.
Nel secondo tempo Cooper e Giteau giocano divinamente ma i verdi non capitolano e concedono solo un calcio al 55°. Irlanda non si demoralizza col passare del tempo e Cian Healy, al debutto, inaugura l’azione che culmina con la meta di Bowe. E’ pareggio.
Bene ancora i verdi che mettono in difficoltà gli australiani che però reagiscono bene e riescono ad addirittura segnare la meta con Elsom a coronamento di un’ottimo gioco.
Irlanda che non ci sta a perdere e attacca a testa bassa negli ultimi 10 minuti fino all’apoteosi della meta di O’Driscoll per il 20 a 20 finale.
Nel giorno del 100° cap. di BOD l’Irlanda arreca il dispiacere della mancata vittoria agli australiani ma il pareggio se lo merita tutto, unica nota stonata il brutto infortunio a Fitzgerald che ne avrà per 6 mesi . Australia che mi piace sempre di più e in particolare mi piace sempre di più Quade Cooper (1988 all’anagrafe) che trova minuti e fiducia e quindi da sfoggio delle sue indiscusse abilità, altrettanto bravi e degni di nota anche Genia e Pockoc altri due 88.

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